Anna D’Elia
Due mondi nella piscina
Gazzetta del Mezzogiorno, 16 dicembre 1985
Plastica e pietra. Plastica e campagna. Plastica e città. Potremmo mai fare a meno della plastica? Basta dare un’occhiata in giro per rispondere subito: no. Se vogliamo andar cauti e ricominciare da capo non va persa un’occasione preziosa. E’ la mostra fotografica di Luciana Galli a Santa Scolastica di Bari organizzata dalla sezione barese di Italia Nostra. L’autrice compie un viaggio nel tempo e nello spazio sulle orme di civiltà perdute, lontano nel tempo fino all’era del ferro e della pietra. Ironia e gioco di metafore non mancano nella sequenza che dai “primordi” arriva fino a noi, alla città e alla tecnologia, con cui la plastica può – infine – trovare la sua sublimazione collaborando alla ricerca spaziale. Dentro il Museo della Scienza di Washington la Galli fotografa l’ultima navicella di ritorno dal cosmo e si riappacifica col mondo artificiale della celluloide che invade le strade di rifiuti, deturpa i monumenti con lattine, contamina il verde con rottami, invade le città di rifiuti non biodegradabili. Eppure lo sguardo fotografico di Luciana Galli di rado è accusatorio. Più spesso le sue immagini sottolineano certi particolari decorativi, anche casuali, che legano alle lingue auliche, come i monumenti, le espressioni popolari.
Emanuela Angiuli
Invito della mostra Plastica, Rifiuti e no
Il significato d questa mostra si annuncia proprio dalla visione della fotografa Galli, intenta ad oggettualizzare tutte le forme che nella Plastica si reificano, diventano cose. Il nostro mondo di cose, ambivalenti, equivoche, belle finché collocate nell’utile, sgradevoli e invadenti fino a diventare rifiuto quando, perso ogni diletto, ce ne liberiamo, buttandole sui bordi delle strade, lungo le rive del mare, nel panorama delle periferie e delle campagne. Il centro focale – e perché no sentimentale e retorico – di questa corsa fra le immondizie, denunciata da Italia Nostra e documentata dall’obiettivo della Galli, sta nella carriola traboccante garofani, registro di femminili, caduche vanità, ma anche e insieme frammento di un perduto hortus voluptatum, sognato per l’appagamento dei sensi e il godimento dell’intelletto. Il percorso della passeggiata nel rifiuto inizia, invece, fra le curve del ferro arrugginito, ormai labile preistoria delle civiltà del consumo e si addentra nella foresta dei segni generati dalla Plastica nei linguaggi quotidiani, discendenti da genealogie di lattine, bidoni, vasche, buste, ossessioni circolari che s’incastrano in strani incesti fra tecnologie e materia, natura ed artifici. Fino alla Città, dove l’Apocalisse non precipiterà mai più dall’alto dei cieli con il suo travolgente spavento a far giustizia del “bello” e del “brutto”, ma si consuma già nei Rifiuti di tutti i giorni, sull’orlo di bidoni traboccanti, nel sonno dell’Uomo sul Marciapiede, vuoto a perdere.
Ci sembra, attraverso le fotografie, tutto abituale. Il brutto perfino fotogenico, come si usava dire per la miseria. Con una differenza, forse: la plastica non invecchia, non assorbe ricordi, non rivela malinconie, non trasforma tonalità di colore. Non agonizza e non muore, come il legno o la pietra e gli uomini. Essa resta fuori dell’Organismo vegetante – suggerisce la scrittura fotografica di Luciana Galli – quindi materia privata di storicizzazioni. Non si trasforma e non rinasce. Come a dire il No Universale.
01/12/1985
Anna D’Elia
Mostra Toys
La Gazzetta del Mezzogiorno, 9 ottobre 1983
Le fotografie di Luciana Galli, più che in diretta relazione col mondo reale, sono in rapporto con un’altra dimensione creativa: l’artigianato artistico. Nel mirino della fotografa barese entrano le decorazioni fantasiose con cui un vecchio artigiano pugliese, Nino Giustiziero di Maglie, dipinge i suoi giocattoli d’un tempo: carriole, altalene, pulcinella…
La patina luccicante di queste immagini, la giusta inquadratura, la superficie compatta del colore, nobilitano le decorazioni di partenza, trasformando la pittura povera di Giustiziero in sofisticato still life. I rapporti cromatici dettati dal gusto popolare, nel nuovo codice, quello fotografico, si riempiono di nuovi significati. Luciana Galli dimostra come il sistema in cui l’immagine è inserita contenga già tutta una gamma di valori che coincidono con le attese, i modelli e la cultura del destinatario.
